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John Laughland intervient à Rome sur l'idéologie de l'anti-nationalisme

Date de publication: 10.02.2017



John Laughland 

"La filosofia del anti-nazionalismo europeo"

Intervento nel convegno sulla meta-politica del gruppo ENL

Roma, 10 febbraio 2017

 

  

L’odio verso i popoli

 

1.         Si dice spesso che l'Unione europea non è democratica. Ciò è stato confermato in modo eclatante dopo il voto che ha sancito la Brexit, quando il deputato europeo Daniel Cohn-Bendit, ha dichiarato: "Dobbiamo smetterla di dire che il popolo ha sempre ragione."[1]  Guy Verhofstadt, dopo la vittoria di Trump, ha rincarato la dose, affermando che Trump "gioca con il fuoco,"[2] perché il nazionalismo che il nuovo presidente americano sta incoraggiando in Europa sarebbe lo stesso che ha causato venti milioni di morti in Europa e che è stato la causa della Shoah.  È uno strano modo di accogliere il risultato di un'elezione democratica. Potremmo dire che, per gli Europeisti, se il popolo può sbagliarsi, l'Europa, invece, ha sempre ragione.  Nel 2012, lo slogan del Congresso del Partito Popolare Europeo era "La risposta è più Europa"[3]: la risposta sempre uguale, cioè, a prescindere da quale sia domanda.

 

 

L’ideologia anti-nazionale e il diritto internazionale moderno

  

2.         Quest'ostilità nei confronti delle espressioni del popolo sovrano proviene della convinzione che soltanto le istituzioni internazionali sono in grado di proteggere il continente dei pericoli delle nazioni. Questa idea è molto più antica dall'Unione europea stessa e risale almeno alla seconda metà dell’Ottocento.[4] Era quella stessa idea all'origine della stupenda crescita del cosiddetto diritto internazionale, iniziata con i grandi convegni della pace a Ginevra in 1864 e a San Pietroburgo nel 1868, poi proseguita con le Convenzioni dell'Aya del 1899 e del 1907.   Era all'origine anche della Società delle Nazioni, creata dopo la Prima Guerra Mondiale ma il cui crollo non ha per niente indebolito la sua ideologia fondatrice. Era soprattutto, dopo la Seconda Guerre Mondiale, all'origine delle Nazioni Unite così come della creazione di un diritto penale internazionale che fu messo in opera a Norimberga e a Tokyo.  Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, e l’affermazione di un mondo unipolare ad esso conseguente, questa “ideologia delle nazioni barbare” è stata nuovamente all’origine della creazione di diversi Tribunali penali internazionali.  Ed è stata anche alla base della guerra contro la Jugoslavia del 1999 , così come della propaganda anti-serba durante la guerra civile in Bosnia.

 

 

Gli Stati sono incivili senza il diritto internazionale

 

3.         L'ideologia anti-nazionale può essere ben sintetizzata con una frase, che costituisce il titolo di un’opera di storia di diritto internazionale dalla seconda metà dell’Ottocento fino a oggi, scritta da un professore finlandese di Harvard nel 2001:  "Il mito civilizzatore delle nazioni".[5]Con questo titolo, tutto è già detto.  Secondo tale  visione del mondo, le nazioni sono in sé stesse incivili e autoritarie.  Soltanto delle strutture sovranazionali sarebbero in grado di promuovere le norme della civiltà.  Senza il diritto internazionale, gli Stati-nazione sarebbero puri "banditi stazionari", per citare l'analisi di Mancur Olson,[6] privi, cioè, di qualsiasi legittimità.  L'affermazione secondo cui l'Unione europea ha portato la pace in Europa è in realtà un'affermazione che essenzialmente delegittima gli Stati nazionali, perché la funzione primordiale dello Stato è proprio quella di promuovere la pace all’interno dei suoi confini. Uno Stato che non sia in grado di promuovere e garantire la pace all’interno dei suoi confini non svolge il suo compito principale.

 

 

Un'Europa a immagine e somiglianza dell'America

 

4.         Se numerosi intellettuali europei hanno sostenuto quest'argomento, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, la creazione della Comunità Europea dopo la Seconda Guerra doveva in realtà molto agli Americani.  Un ruolo chiave fu  allora giocato dal futuro Segretario di Stato, John Foster Dulles, che dovrebbe essere riconosciuto come il vero padre fondatore dell'Europa.[7] Era infatti proprio Dulles che, negli anni Trenta, aveva sviluppato una teoria della fine del superamento delle sovranità nazionali e dell'unificazione del mondo.  Per lui, come per tanti Americani, l'Europa doveva imitare il modello americano post-nazionale. Secondo l'ideologia americana, infatti, qualsiasi essere umano, di qualsiasi paese al mondo, può diventare americano nella misura in cui accetta di sottomettersi alla Costituzione.  Il famoso "patriottismo costituzionale" del filosofo tedesco Jürgen Habermas non è dunque un'invenzione europea, ma si è radicato proprio in quel paese europeo in cui un patriottismo basato sull’orgoglio del passato nazionale non è possibile, cioè la Germania.  Si tratta dunque di una idea fondamentalmente americana. 

 

5.         Gli Americani, in linea generale, sono convinti che il proprio modello costituzionale - e federale - dovrebbe essere applicato all'Europa e al mondo intero.  Come disse l'ex vice-presidente americano, Joe Biden, al suo autista albanese in Kosovo nel 2014, provando orgoglio per la diversità etnica dei soldati americani basati in questa provincia, "Se non imparate a vivere insieme come facciamo noi, non sfonderete mai."[8]

 

6.         In altri termini, quella medesima tendenza coloniale e prevaricatrice del diritto internazionale dell’ottocento – in questo secolo, i creatori europei del diritto internazionale moderno erano infatti tutti favorevoli al dominio degli Europei “avanzati” sugli Africani ritardati - si ritrova nel dopoguerra nell’obbligo degli Europei di sottomettersi ad un modello politico-costituzionale proveniente d’oltreoceano.

   

 

Meta-politica e metafisica

 

7.         Tutte queste riflessioni rientrano nel campo della politica, eppure rivelano un sostrato di carattere non soltanto politico, bensì metafisico.  La metafisica del post-nazionalismo è una metafisica del flusso. Paradossalmente, si può affermare che la nozione di flusso costituisce il solo punto stabile dell'ideologia europeista.  L'ideologia in questione è infatti quella dei "no borders": nessun confine o frontiera nazionale, nessun confine o limite biologico, nessun confine di tipo costituzionale. Le nazioni salgono e scendono proprio come le quotazioni in borsa; la famiglia può evolvere dalla struttura tradizionale sino a includere nuovi tipi di "famiglia", come ad esempio quella omosessuale. Non esistono più confini di fronte ai flussi finanziari, commerciali o migratori.  I trattati europei sono pertanto in uno stato di evoluzione permanente, esattamente al contrario della Costituzione di uno Stato che ha la vocazione di essere permanente, e ciò perché la costruzione europea è un processo senza fine. Questo è il motivo per cui, tra l’altro, l’accento viene messo così insistentemente sulle deviazioni sessuali, al punto che  si può parlare di un vero e proprio culto del "trans" - transnazionale, transessuale, transitorio come il mercato.  Per i fedeli del culto del flusso, soltanto l'eccezione costituisce la norma.

 

8.         Il culto del "trans" si traduce in un culto dell'orizzontalità.  Le decisioni politiche vengono prese all’interno strutture di tipo orizzontale: commissioni, consigli, comitati. Quando si parla dell'Europa, non si dice più "vertice" ma si preferisce piuttosto "Consiglio europeo". Il Capo di stato non è più un individuo particolare che siede sulla piramide dello Stato, ma solo uno fra tanti allo stesso livello dei suoi omologhi.  Viene invece respinto con veemenza tutto ciò che rientra nel campo della verticalità. Regimi politici che hanno un carattere verticale o autoritario vengono condannati. La struttura verticale dello Stato, che tradizionalmente innalzava l'uomo verso il Cielo, verso Dio, è rifiutata a favore di strutture orizzontali che rilegano gli uomini unicamente fra di loro.

   

9.         A questi valori fluidi si oppongo i valori della solidità e della stabilità.  Noi, in questa sala, siamo i difensori non soltanto della nazione, ma anche dei valori della solidità in generale.  Solido è lo Stato, di cui la nazione è la base, a differenza del mercato, fluido.  Solida è la storia, e la sua trasmissione attraverso le generazioni, a differenza del divertimento istantaneo incarnato dal culto dell’iPhone e delle reti sociali.  Solido è il diritto: secondo la teologia “Lex debet ergo esse: possibilis, honesta, iusta, stabilis …”[9]

   

10.      Questo culto dell'indeterminatezza è profondamente radicato nel pensiero odierno.  Se spesso si sente parlare del tramonto del marxismo,  non si parla mai, o praticamente quasi mai[10], del tramonto della teoria che ne è all’origine, cioè la metafisica darwinista. Ma è altamente significativo che al funerale di Karl Marx, il 14 marzo 1883 a Londra, a cui assistettero solo una decina di amici e di parenti, fra cui il principale collaboratore del defunto, Friedrich Engels, fosse presente un uomo che Engels aveva invitato solo per una questione simbolica.  Si trattava del professor Edwin Ray Lankester, futuro direttore del Museo della Storia Naturale di Londra e grande teorico della nuova scienza evoluzionista.  Nella sua orazione funebre, Engels spiegava in questi termini la presenza di questo rappresentante delle scienze naturali: "Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica," diceva Engels, "Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana..."[11] Questa legge dello sviluppo è ben conosciuta - si tratta della famosa teoria di Marx secondo la quale le strutture politiche non sono fisse, ma sono pure conseguenze di evoluzioni tecnico-economiche.

   

 

L'erede di Eraclito

   

11.      Nell'introduzione alla sua opera  Dialettica della natura, inoltre, Engels invoca l'evoluzionismo di Darwin, e la sua confusione fra le specie e fra la natura organica e inorganica, per spiegare che, in fondo, non soltanto il mondo naturale ma tutto l'universo è in flusso permanente:

 

"La nuova concezione della natura era, nei suoi tratti essenziali, ormai completa.  Ogni rigidità era sciolta; ogni fissità era scomparsa: tutti i caratteri particolari ritenuti eterni erano divenuti caduchi; iera dimostrato che l'intera natura si muoveva in un perpetuo flusso."[12]

 

 

La scomparsa degli Europei come condizione della sopravvivenza dell'Europa 

 

12.      Oggi osserviamo una ricomparsa del darwinismo nella crisi dei migranti, che in realtà non è una crisi in senso proprio perché i Capi di stato europei auspicano e favoriscono i flussi migratori, proprio come auspicano e favoriscono i flussi finanziari senza limite.  L'anno scorso il potente ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schäuble, respingendo l’idea secondo cui l'Europa dovrebbe chiudere i propri confini, ha affermato:  "L'isolamento ci distruggerebbe.  Ci farebbe degenerare nell’incesto."[13] Questa visione - che, pur costituendo un'inversione del razzismo nazista, ne rappresenta l’immagine speculare – secondo cui una nazione omogenea sarebbe “incestuosa”, proviene direttamente da quel filosofo che spesso viene definito il vero padre fondatore dell'Europa, e che era in realtà il fondatore della Paneuropa: Richard Coudenhouve-Kalergi.  Nella sua opera Praktischer Idealismus del 1925, Coudenhvouve-Kalergi ci offre una lunga disquisizione sui vantaggi del del meticciato razziale.  Il suo libro è un'arringa a favore del meticcio:

 

"L'uomo del futuro sarà meticcio. Le razze di oggi cadranno vittime del superamento dello spazio, del tempo e dei pregiudizi.  La razza eurasiatica-negroide del futuro, simile a quella egiziana, sostituirà la molteplicità dei popoli con una molteplicità delle personalità.  Secondo le leggi dell'eredità, la diversità cresce con la diversità dei antenati, l'uniformità del discendente risulta dell'uniformità degli antenati.  Nelle famiglie incestuose un figlio rassomiglia a un altro ...  Nelle famiglie mesticciate i figli sono tutti diversi l'uno dell'altro, ciascuno forma una nuova variazione degli elementi divergente dei genitori e dei nonni."[14]

 

 

La Liturgia del progressismo

 

13.      Quali conclusioni possiamo trarre dalla constatazione di una metafisica alla base dell’ideologia europea?  La conclusione più importante, mi sembra, è che si tratta di un culto, di una nuova religione.  Come tutte le religioni, quella post-nazionale del flusso ha una sua propria liturgia.  Per rafforzare le proprie convinzioni, gli europeisti agiscono sopratutto a livello simbolico.  Essi recitano ripetutamente azioni di carattere simbolico. I famosi tecnocrati europei non sono in realtà tecnocrati: sono degli ecclesiastici impegnati in un'attività simbolica e ideologica.  La loro attività consiste nella propagazione del culto.  Ecco perché sono così incompetenti.  L'euro è una catastrofe essenzialmente perché è stata creata unicamente per motivi politici e simbolici, disdegnando qualsiasi razionalità economica.  Un simbolismo che, tra l'altro, traduce il carattere irrealistico della loro attività, i ponti e le finestre stampati sui biglietti dell’euro essendo dei ponti e delle finestre fittizi.

 

 

La politica come lotta

 

14.      Il bisogno primario dell'ideologia progressista, così come del liberalismo e del comunismo, è di andare sempre avanti.  Tale bisogno ci spiega ad esempio perché, non appena il matrimonio omosessuale è stato approvato, una nuova campagna è stata avviata a favore dei transgender.  La nuova battaglia ingaggiata fornisce la prova, per i progressisti, che essi devono sempre combattere la reazione: la lotta è un atto simbolico che si autoavvera e che si autogiustifica.[15]  L'ideologia progressista esige non soltanto che l'orologio non sia mai rimesso indietro; esige anche di trovare sempre nuovi tabù da abbattere, per confermare la propria escatologia del processo e del progresso permanente. La minaccia reazionaria deve essere vinta ogni giorno di nuovo, e il campo del liberalismo sempre allargato.  Molto pericolosi sono pertanto quei paesi come la Russia o l'Ungheria che, dopo aver conosciuto "il progresso", gli hanno voltato le spalle.  Tali paesi rappresentano degli autentici apostati, peggiori persino degli “eretici” arabi o africani.  Per i liberali, come per i marxisti, la politica è lotta.  La lotta fra le classi viene così sostituita dallo scontro fra le civiltà.

 

 

La politica basata sulla cultura

 

15.      A differenza della politica ideologica, una politica sana deve essere radicata nella realtà e nelle diverse realtà.  Nella realtà, ad esempio, che la maggioranza parla una sola lingua e si senta a casa in una nazione, mentre è invece alienata in un conglomerato multilingue.  Nella realtà che, a differenza dell’America o della Russia, l'Europa è uno spazio geografico relativamente piccolo, in cui vivono molti popoli diversi, ciascuno con la sua civiltà.  Nella realtà che tutte le civiltà non sono uguali e che l'Europa è fortemente impregnata dal cristianesimo.  Nella realtà che l'economia nazionale deve essere difesa dallo Stato e che il libero scambio è più importante nell’ambito nazionale che in quello internazionale. 

 

16.      Nella realtà, infine, che la vita umana è composta non solo di materialismo fugace ma anche di un senso del passato e di una esistenza futura, nonché del nostro ruolo nel collegare entrambi.  Il filosofo britannico Burke diceva che il contratto sociale è un contratto fra i viventi, i morti e quelli che nasceranno.  Nel Vangelo di Giovanni, Nostro Signore ci impone di «Raccogliere i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».  Abbiamo il dovere di occuparci dell'ecologia culturale dell'umanità per trasmettere ai nostri figli quello che abbiamo ereditato dal passato, affinché possiamo partecipare alla trascendenza senza la quale siamo soltanto animali.

 

17.      Questo senso del radicamento nella storia e nel tempo ci dà dunque anche un senso del trascendente.  Dobbiamo opporre all'ideologia materialista del flusso permanente una visione poetica della vita umana e una fede nella solidità dei valori trascendenti. Concludo con le parole del poeta inglese Lord Tennyson, tratte dal suo poema Ulisse, che racconta il destino del vecchio Re alla fine dei suoi giorni, ma ben cosciente dell'eternità delle virtù del suo popolo:

 

“e anche se

Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi

Mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo”.

 



[1] Le Figaro, 5 luglio 2016

[2] BBC Hardtalk, 1 febbraio 2017, https://twitter.com/BBCHARDtalk/status/826760317111767042

[3] Titolo del Convegno Statutario del PPE, Bucarest, 18-19 ottobre 2012.  https://www.yumpu.com/it/document/view/15215398/la-risposta-e-piu-europa

[4] John LAUGHLAND, The state as the primary factor in peacemaking, Speech to the Rhodes Forum, 5 October 2013, http://www.idc-europe.org/fr/John-Laughland-speaks-at-2013-Rhodes-Forum

[5] Martti KOSKENIEMMI, Il mite civilizzatore delle nazioni. Ascesa e caduta del diritto internazionale 1870-1960 (Laterza, 2012).

[6] Mancur OLSON, 'Dictatorship, Democracy, and Development,” American Political Science Review, 1993, 87(3), 567–576.

[7] Martin ERDMANN, Building the Kingdom of God on Earth, The Churches' Contribution to Marshal Public Support for World Order and Peace, 1919-1945 (Eugene, Oregon: Wipf and Stock, 2005).  John LAUGHLAND, Hybrid war and the long march through the institutions, Speech to the Rhodes Forum, 10 October 2015, www.idc-europe.org

[8] Remarks by the Vice-President at the John F Kennedy Forum, 3 October 2014, http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2014/10/03/remarks-vice-president-john-f-kennedy-forum

[9] Summarium Theologiae Moralis, Tractatus III, De Lege, The Newman Bookshop, Westminster, Maryland, USA, 1944, p.25.

[10] Roberto DE MATTEI, Evoluzionismo: il tramonto di un ipotesi (Cantagalli, 2009)

[11] Friedrich ENGELS, Orazione funebre, Highgate, Londra.  https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1883/marx.htm

[12] Friedrich ENGELS, Dialettica della natura, Editori Riuniti 1978, Introduzione, p. 46

[13] Süddeutsche Zeitung, 8 giugno 2016. "Die Abschottung ist doch das, was uns kaputt machen würde, was uns in Inzucht degenerieren ließe."

[14] Richard COUDENHOUVE-KALERGI, Praktischer Idealismus, (Wien-Leipzig: Paneuropa Verlag, 1925) 4. Inzucht - Kreuzung.

[15] Ryszard LEGUTKO, The Demon in Democracy, Totalitarian Temptations in Free Societies (Encounter, 2016)



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